La consapevolezza che l'acqua del rubinetto non scorrerà per sempre

11.05.2018

"Laudato si', mi Signore, per sor'acqua, la quale è molto utile et humile et pretiosa et casta".
Queste le parole che utilizzava San Francesco d'Assisi nel suo famoso "Cantico delle creature"
composto attorno al 1226. Ma quanti di noi hanno oggi effettivamente coscienza della preziosità
dell'acqua? Quanti di noi vedono realmente il problema dell'acqua, di cui ormai si parla da anni,
come una questione seria e, soprattutto, attuale?
Il problema dell'acqua è stato individuato dalle Nazioni Unite come il più serio tra quelli ambientali:
alla disuguale distribuzione di questa risorsa a livello mondiale si sommano il problema della sua
gestione inefficace e del suo sfruttamento. Di questi problemi e di tante altre questioni legate a
quello che viene ormai definito "l'oro blu" e al suo consumo ad oggi, si è occupato il Professor Luca
Ridolfi del dipartimento di Ingegneria dell'ambiente, del territorio e delle infrastrutture del
Politecnico di Torino durante la conferenza "Geopolitica dell'acqua" tenutasi presso il nostro liceo,
venerdì 19 gennaio 2018.
Due ore sono certamente insufficienti per affrontare completamente ed approfonditamente un
argomento così vasto e spigoloso, ma il professore è riuscito a sintetizzare il problema e a rendere
l'idea di cosa sia realmente la "questione acqua" in questo secolo. In questo modo ha stimolato gli
alunni presenti alla sua lezione alla contezza che è necessario indirizzare l'atteggiamento sull'uso
di questa risorsa verso la consapevolezza che l'acqua, in quanto sostanza più preziosa del nostro
pianeta, va tutelata.
Per acquisire questa consapevolezza è innanzitutto necessario parlare di numeri, di quantità,
proprio come ha fatto il professore. L'acqua (tra acque meteoriche, sotterranee e superficiali)
ricopre oltre il 70,8% della superficie del nostro pianeta e la quantità di acqua totale presente su di
esso è pari a circa 1360000000 km 3 . Di questo gigantesco volume d'acqua però l'acqua dolce
rappresenta solo il 2,5%. In più circa 2/3 di questa piccola percentuale si trova nei ghiacciai
dell'Antartide e della Groenlandia. Ci si rende quindi subito conto di come una grandissima parte di
quello che spesso ci sembra un bene inesauribile e soprattutto scontato sia inaccessibile all'uomo.
Come se non bastasse l'acqua che consideriamo accessibile all'uomo non viene ovviamente
utilizzata solamente in ambito domestico, ma anche in campo agricolo (70% di quella che abbiamo
definito percentuale accessibile all'uomo) ed industriale (22%). Alla fine dei conti si deduce che
l'acqua che scorre nelle nostre case, l'acqua che usiamo per svolgere tutte le attività domestiche
rappresenta solo una piccolissima parte dell'acqua presente sulla Terra.
Ma quanta di quest'acqua potenzialmente accessibile consumiamo, invece, nella nostra
quotidianità? I dati mostrano che in media un italiano consuma quotidianamente circa 213 L
d'acqua (di cui 3 L solo per bere); cioè quanto un uomo proveniente dalle zone desertiche
dell'Africa consuma in 6 mesi. E non è finita qui! Secondo i dati mostrati dal professore ognuno di
noi "mangia" in media 4400 L di "acqua virtuale": ossia l'acqua che è stata utilizzata per produrre il
cibo che mangiamo (compresa l'acqua utilizzata nei processi di lavorazione e confezionamento).
Si tratta di cifre impressionanti che fanno certamente riflettere su quanto sia inegualmente
distribuito questo bene così prezioso.
Il problema della scarsità dell'acqua è quindi ovviamente correlato all'uso che ne fa l'uomo e
all'esponenziale aumento di popolazione avuto nel corso dei secoli. Basti pensare che il consumo
d'acqua pro capite al giorno è passato da 12 L in età pre-cristiana a 800 L in età contemporanea! Il
problema della scarsità deriva quindi dal fatto che la quantità d'acqua disponibile è rimasta la
stessa di quella che si aveva quando la popolazione mondiale era solo il 3% di quella attuale. Più
semplicemente: il fabbisogno idrico dell'umanità aumenta con essa, ma l'acqua a nostra
disposizione rimane la stessa.
Una conseguenza di questi problemi è la negazione sistematica del diritto all'acqua a quasi un
terzo della popolazione mondiale o la costrizione all'utilizzo di quella che il professor Ridolfi ha
definito "acqua malsana", ossia acqua inquinata che intacca la vita degli individui (spesso
appartenenti a realtà quali quella del Terzo Mondo) compromettendone la salute e
compromettendo spesso l'intero paese anche a livello economico.
Ebbene sì, perché come sappiamo l'acqua ha degli importanti effetti sull'economia dei paesi e sul
loro stato socio-economico. Per usare una citazione del professore "i paesi sono rubinetti o sono
consumatori". Ciò significa che i paesi sono e si dividono tendenzialmente in esportatori (come gli
Stati Uniti ed il Canada in cui la disponibilità idrica è molto elevata) ed importatori (come la Cina o
l'Italia). Ne consegue la nascita di un forte potere decisionale dei "paesi rubinetto" sui "paesi
consumatori" che ha poi forti ripercussioni a livello politico in quanto questo permetta di controllare
i mercati del cibo (ovviamente dipendenti dall'acqua). Un esempio di questi meccanismi si ebbe
durante la Guerra fredda tra USA e Russia quando gli Stati Uniti decisero di alzare il prezzo del
grano mettendo in serie difficoltà il mercato russo.
Come abbiamo già accennato, oltre che effetti socio-economici, la questione dell'acqua ha anche
dei catastrofici effetti ambientali e sta difatti modificando, e spesso compromettendo, moltissimi
ecosistemi naturali. L'esempio più classico è quello del fenomeno della desertificazione che
sembrerebbe essere in continuo aumento. Ma tornando alle cause, tra i fattori complici della
"questione acqua" ci sono azioni umane fortemente legate agli ambienti, tra cui la deforestazione
(che riduce la frequenza delle precipitazioni) e l'inquinamento delle acque (spesso dovuto anche al
tentativo dell'uomo di fornirsi da fonti sotterranee, quali le falde acquifere).
Ma cosa possiamo fare per ovviare a questo problema? La soluzione è sempre la stessa:
consumare responsabilmente. Ci viene insegnato sin da piccoli che l'acqua non va sprecata, che il
rubinetto va chiuso mentre ci laviamo i denti, che bisogna preferire la doccia al bagno in vasca,
che bisogna usare lavatrice e lavastoviglie solo a carico completo, che bisogna bere l'acqua del
rubinetto, ma non sembriamo essere pienamente consapevoli degli effetti delle nostre azioni sul
resto del mondo e sul nostro futuro. Non siamo mai pienamente consapevoli del fatto che l'acqua
del rubinetto non scorrerà per sempre e forse non lo saremo mai del tutto fino al giorno in cui
l'acqua smetterà di essere un diritto così scontato. Forse saremo pienamente consapevoli della
realtà e della contemporaneità del problema quando 213 L d'acqua dovranno essere razionati in 6
mesi e non consumati in un giorno o forse non lo saremo mai e la nostra generazione sarà
abbastanza fortunata da avere sempre acqua con cui lavarsi. Non abbiamo una certezza al
riguardo, ma è certo che sappiamo cosa fare: è necessario diffondere una nuova cultura del
risparmio per promuovere il concetto di acqua come bene comune e prezioso. Bisogna
sensibilizzare gli abitanti di tutto il mondo verso un suo uso responsabile diffondendo pratiche ed
esperienze di buon uso dell'acqua e operando, se necessario, con azioni politiche di monitoraggio
locale, nazionale ed internazionale. Perché proprio come affermava lo storico britannico Thomas
Fuller meno di 400 anni fa: "Non conosciamo mai il valore dell'acqua finché il pozzo è asciutto".

Kerim Azzabi, VDs